il commento

Francesca Cheyenne: «Una follia, con la censura si fanno dieci passi indietro»

La conduttrice e autrice radiofonica e televisiva veronese: «Le canzoni sono degli artisti, si è liberi di non ascoltarle. I comuni dovrebbero pensare ad altro»
Francesca Cheyenne, voce di Rtl 102.5
Francesca Cheyenne, voce di Rtl 102.5
Francesca Cheyenne, voce di Rtl 102.5
Francesca Cheyenne, voce di Rtl 102.5

«Una follia». Francesca Roveda, in arte Cheyenne, conduttrice e autrice radiofonica e televisiva veronese, attuale voce nota di Rtl 102.5 e in passato anche di Match Music, non usa mezzi termini per definire il regolamento comunale per la disciplina delle attività rumorose approvato a Lazise, in cui in un passaggio si precisa come nei locali sia vietata la trasmissione di musica o testi che offendano il senso religioso e la morale.

«Si dovrebbe prima stabilire cos’è offensivo nei confronti della morale e della religione, e quale religione, anche perché viviamo in una società multietnica», afferma la speaker scaligera, schierandosi contro il provvedimento. «Le canzoni appartengono agli artisti che possono esprimersi come desiderano. Se qualcuno non gradisce è libero di non ascoltare».

Cheyenne ricorda la polemica divampata attorno ad alcuni testi del rapper Toni Effe perché lesivi della dignità della donna. «Se ne può discutere ma una persona può non comperare quei determinati dischi», afferma citando anche Francesco Guccini e la sua invettiva L’Avvelenata, in cui canta: «Vendere o no non passa fra i miei rischi, non comprate i miei dischi e sputatemi addosso».

Francesca precisa: «Ogni generazione ha e ha avuto i suoi punti di riferimento. Vasco Rossi ha composto brani come Colpa d’Alfredo. Se un giovane artista oggi componesse una canzone con quel tipo di testo, apriti cielo, credo che rischierebbe di essere condannato a vita», sostiene provocatoriamente. «È vero che il rispetto passa anche dalle parole ma viviamo in un’epoca in cui la Generazione Z ha testi a volte crudi, cruenti. Ma su questo aspetto servirebbe aprire un discorso più ampio a livello sociale e culturale. I testi delle canzoni riflettono anche il momento che vive la nostra società».

Cheyenne entra anche nel merito del regolamento e si chiede «a che titolo il comune di Lazise si arroghi il diritto di censurare determinati generi di canzoni. Credo che i comuni debbano pensare ad altri temi, come per esempio garantire il benessere generale dei cittadini piuttosto che aspetti di questo tipo». «Vivere in questa società, basata sulla velocità e sulla quantità anziché focalizzarsi sulla qualità, non aiuta a capire e riflettere su quale direzione stiamo imboccando», conclude. «Quindi serve che tutti ragionino sul livello qualitativo che si sta offrendo oggi. Ma se passa il concetto della censura, anche nella pratica, invece di progredire facciamo dieci passi indietro». 

Emanuele Zanini