«A più di un anno dall’inizio della pandemia, pur essendo cambiate le condizioni di emergenza, pure essendo stati adottati protocolli e realizzati interventi di adeguamento nelle scuole, per essendo iniziata la campagna vaccinale anche dei docenti, e nonostante i dati nella nostra regione dimostrino che le scuole sono luoghi più sicuri di altri, le Istituzioni continuano a chiudere le scuole a tappeto».
Lo scrivono Ridateci la scuola, E la scuola No e Rete studenti medi, che lanciano la manifestazione a favore della riapertura delle scuole prevista a Verona domenica alle 15 in piazza Bra.
Giulia Ferrari e Rachele Peter di Ridateci la Scuola, spiegano: «chiediamo che alla gestione della scuola venga data priorità e la stessa sia svincolata dall’automatismo delle “zone a colori” o da meccanismi che fanno dipendere la chiusura dai contagi fuori dalla scuola. Va poi rigettato l’uso prolungato e indiscriminato della Didattica a Distanza come strumento di insegnamento in quanto inefficace, svilente per gli insegnanti, discriminatorio per gli studenti provenienti da famiglie fragili e lesivo nei confronti degli alunni con disabilità o difficoltà di apprendimento. La prolungata mancanza di socialità e di una sana relazionalità didattica sta determinando tra i giovanissimi un allarmante aumento dei casi di tentato suicidio e di autolesionismo».
Per Valentina Infante ed Elettra Bertucco di E la Scuola No «La didattica a distanza inoltre è uno strumento purtroppo totalmente inadeguato per le scuole dell’infanzia e per i nidi e comunque impone la presenza di un adulto per la gestione dei dispositivi elettronici anche alla primaria e alla secondaria di primo grado, incombenza che grava principalmente sulle mamme tenute ad una conciliazione degli impegni famiglia- lavoro oggettivamente insostenibili. La scuola deve essere l’ultimo luogo a chiudere in caso di picco di contagi, non il primo. Non si possono avere centri commerciali aperti e scuole chiuse».
«È da settembre che diciamo che la didattica a distanza non è un sistema efficace per il nostro apprendimento, ma anzi contribuisce a creare delle diseguaglianze sociali molto marcate tra gli studenti, che sono inaccettabili. Chiediamo alla nostra regione e al Paese di iniziare seriamente a investire in istruzione e garantire il rientro in presenza al più presto. Ne va del nostro futuro, e di quello del Paese stesso», conclude Camilla Velotta, coordinatrice della Rete degli Studenti Medi di Verona
Dopo le lettere già inviate nelle settimane scorse al Sindaco Federico Sboarina, e attesa l’approvazione da parte del Consiglio Comunale di Verona lo scorso maggio della mozione promossa da Ridateci la scuola, ora viene chiesto al sindaco stesso e a tutti i consiglieri del comune di Verona affinché di esprimersi «pubblicamente nella loro veste istituzionale a difesa dell’apertura delle scuole nel nostro Comune, e affinché si impegnino a fare tutto quanto nei loro poteri, anche presso le istituzioni provinciali, regionali o statali, e dando di questo rappresentazione ai cittadini, affinché le scuole possano essere riaperte in presenza e in sicurezza l’8 aprile prossimo»
L'INTERVENTO DEI CONSIGLIERE REGIONALI: RIAPRIRE ALMENO GLI ASILI
«Con pochissimi contagi e molte educatrici già vaccinate, decidere di chiudere i nidi nelle zone rosse è una scelta sbagliata che andrà a penalizzare doppiamente le donne. Tanto per cambiare». A dirlo Anna Maria Bigon e Andrea Zanoni, consiglieri regionali del Partito Democratico.
«I nidi sono strutture sicure: una recente indagine di Assonidi Ascom ha evidenziato come nella fascia 3-6 anni nell’82% dei casi non c’è stato alcun contagio, in quella 0-3 nel 68% dei casi. Tutelare la salute è la priorità, però non possiamo neanche chiudere gli occhi di fronte ai numeri; almeno si valuti l’incidenza. La maggior parte delle educatrici ha già ricevuto il vaccino e quasi tutte hanno dato la propria adesione alla campagna, perciò si poteva e doveva agire diversamente. La decisione di chiudere i servizi per la prima infanzia va a colpire in maniera pesante le donne, poiché sono loro a gestire nidi e scuole dell’infanzia e saranno sempre loro a dover rinunciare al lavoro per accudire i figli, costretti in casa nonostante godano di buona salute. Un vero paradosso. Ci auguriamo, almeno che si intervenga in tempi rapidi, con bonus e congedi parentali superiori però al 50% così da dare un po’ di sollievo alle famiglie: ma per i bambini, privati di un loro diritto, il problema resta».