IL LUTTO A BRESCIA/2

Cerqui: «Alex? Era talmente umile che mi chiedeva consigli»

Il pilota bresciano suo compagno di squadra 10 anni fa alla Bmw: «Immenso come atleta e come uomo»

La notizia della morte di Alex Zanardi ha scosso anche Brescia. Tra chi oggi lo ricorda con commozione c’è Alberto Cerqui, pilota bresciano impegnato nella Porsche Carrera Cup Italia e compagno di squadra di Zanardi nel 2016, quando insieme difendevano i colori di Bmw Italia nel campionato Gran Turismo. Il ricordo è ancora vivido, carico di emozione e rispetto: «Al di là del pilota, che comunque i suoi successi li ha ottenuti in carriera, che ha avuto, proprio come uomo team, come uomo squadra è stata una grande persona». Parole semplici, ma dense, che raccontano molto più di una parabola sportiva di successo.

Cerqui scava nella memoria e riporta alla luce episodi che raccontano la grandezza umana di Zanardi: «Ci sono stati alcuni episodi particolari. Quell’anno l’M6 GT3 l’aveva usata pochissimo e quando è arrivato in pista mi ha chiesto consigli, dato che io l’avevo già utilizzata. Guardavamo la telemetria insieme. Aveva un’umiltà incredibile. Abbiamo fatto veramente dei fine settimana di gara interessanti e comunque anche lui mi ha dato suggerimenti».

Non solo un campione, dunque, ma un compagno di squadra vero, capace di mettersi in discussione e di costruire un rapporto autentico: «È sempre stato un pilota di valore e quindi avere lui al tuo fianco durante i fine settimana di gara ti dava stimoli, sicurezza».

La notizia della sua scomparsa è arrivata come un colpo improvviso, difficile da accettare: «Penso alla famiglia. Ogni tanto collaboriamo con suo figlio Nicolò ai corsi con Bmw Italia. Non ci siamo mai esposti a chiedere le condizioni del padre, non volevo essere invadente. Le uniche cose che riferiva è che il padre lottava come un leone e questo mi dava forza». Cerqui non ha dubbi: «Come atleta, come uomo è stato un esempio per tutti vincendo le paralimpiadi. Faceva tanta beneficenza: ci lascia un grande uomo, mi spiace tantissimo».

Fabio Pettenò