Erano in tre. Si sarebbero tuffati uno dopo l'altro da una piccola «spiaggia» vicino al vecchio mulino dismesso sul Guà, a Zimella. Saranno state le 16-16.30 dell’altro ieri, caldissima domenica di fine maggio. Due ragazzi sono andati in difficoltà a causa della profondità dell’acqua, dell'acqua torbida e, soprattutto, dello spesso strato di melma sul fondale.
Uno dei due non è più riuscito a riemergere: è morto così, Brahim Hanniba, 15 anni, ne avrebbe compiuti 16 il prossimo luglio. Abitava a Crosare di Pressana con la madre Saida, il padre Alami, un fratello di due anni più grande e uno più piccolino, di 8 anni. Una volta sceso nell'acqua del Guà, Brahim ha provato a darsi lo slancio per tornare in superficie ma, da quanto si è capito, i suoi piedi erano diventati dei pezzi di marmo, impossibili da muovere. È rimasto sotto, mentre i suoi due compagni assistevano atterriti alla scena.
Questo è il racconto che il padre di Brahim ha udito dai due ragazzi che si trovavano con lui. Sembra che ci siano anche delle immagini riprese con il cellulare che mostrano i tuffi dei tre. «Il primo a tuffarsi è stato un amico di mio figlio», rivela Alami, in Italia da vent'anni, operatore in un'impresa di smaltimento rifiuti inerti di Cologna, «quando è andato in difficoltà, mio nipote, che ha la stessa età di Brahim, si è tuffato per aiutarlo a tornare a riva». Alami non sa se anche suo figlio si sia tuffato per dare una mano oppure perché voleva semplicemente provare a fare il bagno.
Purtroppo il Guà si è trasformato in una trappola mortale per lui. «Credo che quando non hanno più visto Brahim, mio cugino e l'amico si siano spaventati». In un primo momento avrebbero cercato di nascondere la sua roba: la bicicletta, le ciabatte, il cellulare, aggiunge il fratello maggiore: «Poi però hanno dato l'allarme». Tutti questi e altri dettagli sono al momento al vaglio dei carabinieri di Legnago, che stanno indagando sulla tragedia.
Il resto della vicenda, purtroppo, è noto. Le persone hanno iniziato ad assieparsi sull'argine di Zimella, in centro paese, qualcuno ha chiamato il 118, poi i pompieri. Sono iniziate le ricerche, in un primo tempo confuse, perché i due ragazzi si erano allontanati e non avevano spiegato bene l'accaduto. Sono stati i carabinieri di Legnago a rintracciarli, mentre alcuni parenti della famiglia Hanniba avvertivano il povero Alami. «Sono arrivato a Zimella per assistere alle ricerche, è stato straziante. A mia moglie ho detto di rimanere a casa», sospira il papà. Aveva parlato con Brahim l'ultima volta a pranzo.
«Mi aveva detto che usciva in bicicletta per raggiungere gli amici, ma non aveva assolutamente parlato di un possibile bagno al fiume anzi, penso non l'avesse mai fatto prima», riferisce. E si dispera: «Gli dicevo sempre di stare attento alla strada, di non mettersi nei guai, di non rispondere al cellulare mentre pedalava. Chi avrebbe mai detto che sarebbe finita così?», si chiede.
«Mio fratello era riservato nelle sue cose, ma molto solare con gli amici», rammenta il fratello. «Frequentava il primo anno di elettricista all'Enaip di Legnago». Per un periodo, quando la famiglia viveva a Cologna - da tre anni si è trasferita a Pressana - il ragazzo ha giocato a futsal nell'Atletico Pressana. «Ha avuto un bruttissimo infortunio in allenamento: si è rotto tibia e perone, perciò aveva smesso di giocare». Anche Amin Zaitoune, giocatore dell'Atletico, lo ricorda come «un ragazzo aperto e simpatico, benvoluto da tutti».
La salma di Brahim è ora all'istituto di medicina legale di Borgo Roma. Quando la famiglia Hanniba riceverà il nulla osta, trasporterà Brahim in Marocco per il funerale.