Il testo di Alessandro Anderloni

Le lettera aperta: «I bambini hanno rispettato le regole e noi abbiamo tolto loro il diritto alla scuola»

«Noi adulti non siamo nemmeno riusciti a garantire ai bambini e alle bambine il diritto di andare a scuola. Abbiamo fallito. Almeno vergogniamocene». È stata condivisa oltre 500 volte l'amara riflessione pubblicata da Alessandro Anderloni, regista ed attore veronese che ha voluto dedicare un pensiero alla scuola, chiusa in ogni ordine e grado anche in Veneto con il passaggio a zona rossa.

Una lettera aperta che ricorda come i bambini abbiano rispettato tutte le regole, ma che il mondo degli adulti non ha rispettato loro.

 

IL TESTO

Il bambino chiese alla mamma: «Perché non posso andare a scuola?». La mamma allora gli spiegò che il Covid, che i contagi, che le terapie intensive, che la regole… Rispose il bambino: «Io le regole le ho rispettate». Da mesi partiva da casa, dopo che la mamma gli aveva misurato la febbre, con la sua mascherina.

Arrivato in classe, dopo essersi igienizzato le mani come tutti i suoi compagni e compagne, indossava la mascherina indicata dai protocolli ministeriali e non se la toglieva fino all’uscita da scuola, se non per mangiare la sua merenda seduto al suo banco.

Le ore, sui banchi distanziati, erano scandite da gioiose aperture delle finestre per cambiare completamente l’aria della stanza. A ricreazione, scendendo classe per classe da scale diverse per non incontrare gli altri, aveva giocato nell’angolo di cortile riservato, senza avvicinarsi a nessun altro se non ai suoi compagni e compagne. Niente educazione fisica, niente canto, niente teatro, eppure le insegnanti e il personale scolastico, anche loro senza mai togliere la mascherina, avevano imparato a fare lezione e a far funzionare la scuola rispettando tutte le regole.

«Io le regole le ho rispettate», ripeté il bambino alla mamma. Poi si sedette al tavolo della cucina con davanti uno schermo del computer, mentre la mamma, dall’altra parte del tavolo, cercava di lavorare a distanza, scrivendo sul piccolo schermo di un telefono. Quando i bambini e le bambine della sua classe si videro, piccoli quadratini sullo schermo, non ci furono le grida che ogni mattina rimbombavano nei corridoi della scuola ma un lungo silenzio e sulle loro facce si dipinse un non so che di mesto. Allora l’insegnante propose di fare ognuno un cartello, di fotografarsi e poi lei avrebbe fatto un fotomontaggio.

Molti anni dopo, diventato adulto, il bambino raccontò e mostrò quella fotografia ai suoi figli che gli chiesero: «Ma possibile, papà, che nel 2021 non siate riusciti a tenere aperte le scuole. Almeno le scuole!». «Eh…», rispose lui. «Bisognerebbe chiederlo a quelli che avevano fatto le regole e a quelli che le avrebbero dovute rispettare. Io non so dirti se quelle regole servissero davvero e se fosse giusto rispettarle, ma noi bambini le avevamo rispettate».

 

(Non so chi abbia realizzato questa immagine che ho trovato questa mattina sul web e che ho condiviso. Negli occhi di quei bambini e bambine non vedo brillare quella luce che in questi mesi ho visto, seppur affievolita eppure ancora accesa, nei volti dentro a tante scuole dove, grazie a persone splendide, si è continuato a costruire il futuro. Ecco. Noi adulti non siamo nemmeno riusciti a garantire ai bambini e alle bambine il diritto di andare a scuola. Abbiamo fallito. Almeno vergogniamocene.)