L’uomo che odia le donne

Scarcerato dopo 8 anni dall'omicidio. E arrestato di nuovo: «L’ammazzo come l’altra»

Dal delitto a Grezzana alla relazione con una psichiatra fino alle coltellate all'ultima partner patavina
Aveva già ucciso. Un selfie di Stefano Fattorelli postato sul profilo Facebook
Aveva già ucciso. Un selfie di Stefano Fattorelli postato sul profilo Facebook
Aveva già ucciso. Un selfie di Stefano Fattorelli postato sul profilo Facebook
Aveva già ucciso. Un selfie di Stefano Fattorelli postato sul profilo Facebook

Una lunga scia di sangue iniziata alla fine del secolo scorso, una spirale di violenza da cui Stefano Fattorelli non sarebbe più uscito. La prima volta è un delitto tremendo. L’uccisione della sua ex convivente, Wilma Marchi, all'epoca 50 anni mentre lui ne aveva 28, sul cui corpo aveva infierito con 33 coltellate dopo averla attesa davanti al cimitero di Grezzana. Era il 19 novembre 1999.

I due avevano avuto una relazione, finita perchè la donna non sopportava più le violenze e i maltrattamenti. Ma senza di lei Fattorelli non poteva stare. Riconosciuto seminfermo di mente e condannato a 15 anni (ridotti a 12 in appello), Stefano Fattorelli, nato nel 1971, originario di Caprino Veronese, aveva trascorso metà di quel periodo nel carcere di Padova. Poi, tra buona condotta e indulto, la liberazione. Era uscito dal carcere nel 2007, dopo aver seguito diversi percorsi di reinserimento. Aveva goduto dei benefici senza alcuna di misura di sicurezza, non essendo più ritenuto pericoloso per "remissione completa" del disturbo di personalità alla base del vizio parziale di mente riconosciuto dal tribunale di Verona.

E aveva avviato una nuova relazione. Finita male tra minacce di morte, maltrattamenti e comportamenti aggressivi che, nel luglio del 2011, avevano provocato il nuovo arresto dell’uomo da parte dei carabinieri di Vigodarzere, nel Padovano. Da alcune settimane aveva iniziato a perseguitare la sua ex compagna, anche questa più grande di lui, una psicologa di 54 anni che s’era innamorata di lui durante il periodo della detenzione, con pedinamenti, sms, telefonate a ogni ora, scenate in pubblico e minacce di morte che, visto il passato di Fattorelli, erano più che concrete. Lui era tornato quello di prima: violento, aggressivo, minaccioso. Aveva vissuto due anni d'inferno la donna che aveva cercato di spingerlo a ricostruirsi una vita.

Alcuni testimoni hanno confermato come Fattorelli non avesse freni: "L'ammazzo come l'altra... Tre colpi e via.." aveva promesso. E ancora: "La sventro e uccido suo figlio" aveva aggiunto, dichiarandosi disposto a farsi due ergastoli "pur di vendicarsi". Per mesi l'ex compagna era stata restìa a presentare denuncia, ben conoscendo la storia pregressa di Stefano: Wilma Marchi aveva pagato con la vita una denuncia contro il giovane fidanzato troppo violento. Nel luglio del 2011, di fronte alle sempre più pesanti prepotenze di Fattorelli, all’epoca quarantenne, aveva infine firmato la querela. Il perito psichiatra Ramacciotti, nominato dal giudice nel corso del rito abbreviato, aveva individuato nell'imputato un disturbo di personalità di tipo border-line, individuando un'incapacità a conformarsi alle norme sociali con impulsività e irritabilità benché non tali da escludere o ridurre la capacità di intendere e volere. Nel 2012 sempre a Padova, era arrivata la condanna del gup a due anni per maltrattamenti nei confronti di questa nuova compagna. Ma la storia criminale di Stefano Fattorelli non era ancora finita.•.