È morto Alex Zanardi, ex pilota di Formula 1 e campione-simbolo del paralimpismo, Zanardi, nato a Bologna, aveva 60 anni. Dopo l'incidente automobilistico del 2001 a causa del quale aveva subito l'amputazione delle gambe, si era dedicato al paraciclismo vincendo quattro ori e due argenti ai Giochi di Londra 2012 e Rio 2016. Nel 2005 aveva anche partecipato alla Mille Miglia in coppia con Marco Saltalamacchia, allora presidente di Bmw Italia. Sulle strade della Freccia Rossa era poi tornato nel 2006. Nel 2020 un altro tragico incidente, uno scontro con un camion mentre in handbike partecipava, sulle strade del senese, a una gara di beneficenza da lui organizzata.
La sua storia straordinaria è stata un lungo e continuo inno alla vita, perché Alex Zanardi a scrivere la parola fine non si era mai rassegnato: lo ha fatto venerdì sera - come annuncia stamattina la famiglia - morendo dopo sei anni di lotta estrema contro l'ennesimo torto che la vita gli aveva fatto. L'ex pilota bolognese di Formula 1 e campione-simbolo del paralimpismo se ne è andato il 1° maggio, nello stesso giorno che 32 anni fa si portò via un altro gigante delle corse come Ayrton Senna, e lascia un'eredità fatta di sfide, coraggio e grandezza umana e morale.
Protagonista sulle strade della Mille Miglia
Nel 2005 Alex Zanardi partecipò alla Mille Miglia, protagonista assoluto non della classifica ma lungo le strade, le piazze, i punti di controllo. Al volante della Bmw 507 c’era Marco Saltalamacchia, presidente di Bmw Italia, alla seconda partecipazione alla Freccia Rossa. Alex Zanardi era il compagno di viaggio. «Sapevo che la Mille Miglia sarebbe stata una grande esperienza, immaginavo tanto interesse, ma sono stupito di tanto entusiasmo – aveva rivelato il pilota bolognese ai nostri cronisti -. Un sacco di gente mi ha applaudito e tanto affetto mi ha fatto grande piacere. All’inizio ero incuriosito perché non sapevo cosa mi aspettava; ora posso dire che si è trattato di una piacevole sorpresa». Da Brescia a Roma e ancora Brescia, 1600 km di fatica e divertimento. «Anche se non guido e partecipo solo come navigatore, mi sto divertendo tantissimo – aveva assicurato Zanardi -. La macchina è eccezionale, il mio compagno la sta guidando al meglio delle sue possibilità. Sono felice di avere partecipato, ma non ho mai pensato che me ne sarei pentito, anche se per la prima volta sono in gara senza alcuna ambizione di vittoria. Non mi era mai capitato ed è molto interessante». L'anno dopo, nuova partecipazione, non da copilota ma come pilota.
Grinta e gentilezza
La sua esistenza, sempre al limite, con la morte aveva fatto i conti più volte, ma lui non si era lasciato spaventare, gli era sfuggito per ripartire con la solita grinta, sorretto da una forza di volontà fuori dal comune, con quell'immancabile e contagioso sorriso. Bolognese, classe '66, papà idraulico, mamma sarta, Zanardi è stato l'uomo che visse due volte, o anche più: amante dello sport, la velocità, la corsa, le macchine sono la grande passione del giovane emiliano. Nemmeno la morte della sorella maggiore in un incidente stradale, nel 1979, lo aveva fatto desistere. E infatti diventa pilota automobilistico.
Gli inizi
A 14 anni il papà gli aveva regalato il primo kart. Così aveva cominciato Zanardi, per poi fare la trafila nelle formula minori ed approdare in Formula 1, nel 1991, con la Jordan. Nel Circus sarebbe rimasto fino al 1994, guidando anche per la Lotus. I risultati però non sono quelli attesi e Zanardi si trasferisce negli Stati Uniti, dove si dedica alla Formula Cart. Tra il '96 ed il '98 le sue stagioni migliori. Nel 1999 Frank Williams lo vuole sulla sua macchina. Ma non è un ritorno fortunato ed il pilota bolognese chiude la carriera con 44 gran premi, e un punto raccolto.
Il terribile schianto
E' proprio alla guida che la vita lo mette subito di fronte a una prova durissima: il 15 settembre 2001, durante una gara del campionato Champ Car al Lausitzring, in Germania, uno schianto terribile, Zanardi perde improvvisamente il controllo della vettura, che viene centrata dal pilota Alex Tagliani. Nell'incidente perde entrambi gli arti inferiori, che gli vengono amputati. Rischia di morire dissanguato, ma non perde mai conoscenza. In qualche modo riescono a portarlo vivo in ospedale, a Berlino. Seguiranno mesi di sofferenza scandita dalle operazioni, il lento recupero, il riscatto, il ritorno. Subisce 16 interventi chirurgici e 7 arresti cardiaci, ma riesce a sopravvivere. Alex non si accontenta di andare avanti, lui vuole tornare a gareggiare, a sentire di nuovo l'adrenalina della competizione.
Le Paralimpiadi: Alex non molla
Scopre la passione per il paraciclismo: disciplina che lo porta a vincere quattro ori alle Paralimpiadi tra Londra 2012 e Rio 2016, oltre a otto mondiali su strada. In mezzo diversi libri autobiografici e divulgativi, e la fortunata conduzione televisiva di 'Sfide'. Ma il destino doveva riservargli ancora un altro brutto scherzo: il 19 giugno 2020, durante una staffetta di beneficenza in handbike, la morte bussa di nuovo alla spalla dell'ironman azzurro. Zanardi rimane coinvolto in un incidente sulla Statale 146 a Pienza, in Toscana, perde il controllo della handbike e si scontra con un camion che arriva dalla corsia opposta.
L'impatto è devastante; ma Alex sopravvive, nonostante le condizioni siano disperate. Sottoposto a numerosi interventi resta in coma oltre un mese, subisce altre operazioni e viene trasferito dapprima in un centro specializzato di Lecco e, a seguito di alcune complicazioni, in terapia intensiva all'Ospedale San Raffaele di Milano. Un'altra rinascita, viene trasferito a Padova, a gennaio 2021 riacquista la coscienza. La famiglia, l'inseparabile moglie Daniela e il figlio Niccolò, lo tengono al riparo dal mondo esterno: farà Natale a casa Alex, l'uomo dalle mille sfide e dalle altrettante vite. A tutti è sempre apparso immortale, per quei miracolosi, ogni volta, ritorni alla vita.