Se n’è andato in silenzio a 59 anni lasciando un vuoto incolmabile tra i suoi famigliari, coloro che hanno avuto la fortuna di frequentarlo e il movimento sportivo mondiale: Alex Zanardi come pochi altri ha fatto da megafono al messaggio paralimpico con grande passione e entusiasmo. Nel corso della sua vita sportiva negli anni ha stretto rapporti di amicizia sincera anche con alcuni bresciani con i quali ha percorso un bel pezzo di strada sportiva e non.
Giancarlo Masini, grande atleta paralimpico, con Zanardi ha affrontato numerose trasferte e tantissimi allenamenti su strada e sul velodromo Fassa Bortolo di Montichiari: «Alex Zanardi è stato un esempio per tutti - sostiene commosso Masini, zio di Marcell Jacobs -. Con lui ho vissuto i momenti più importanti della mia carriera. Alla Paralimpiade di Rio de Janeiro 2016, dove lui ha vinto 2 ori, io mi sono messo al collo il bronzo e ricordo come fosse ieri il calore con il quale mi ha festeggiato. Persona di grande umiltà, solare, un autentico punto di riferimento per tutti noi. Con lui si respirava la gioia della vita. Aiutava tutti come poteva. È stato il faro acceso sul mondo della disabilità, quando nessuno voleva vederci, lui con la sua tenacia ha mostrato a tutti di cosa siamo capaci».
I ricordi si moltiplicano di pari passo con la commozione: «Nel 2016 al Mugello riuscì a mettersi dietro numerosi ragazzi molto più giovani di lui. E non dimentico i test a Montichiari: con grande professionalità curava i minimi particolari. Ho avuto la fortuna di frequentarlo anche nella vita di tutti i giorni e ricordo con piacere le vacanze con lui all’Isola d’Elba nel 2018. Anche nel 2019 avevamo programmato qualche giorno di vacanza a casa sua a Castiglion della Pescaia cancellata per i miei problemi. Andare in giro con Alex era come portare il tricolore sulle spalle: campione insostituibile, orgoglio per tutti».
Il rispetto per tutti
Pietro Bregoli, con i fratelli Marcello, Isidoro, Tarcizio, Antonio, sono stati a lungo al fianco di Alex Zanardi: «Negli anni della gestione del velodromo è venuto spesso a sostenere test e ad allenarsi - ricorda Pietro Bregoli -. Una volta mi sono permesso di aiutarlo a scendere dall’auto, mi disse di lasciare stare. Da solo scendeva dall’auto, si caricava il mezzo sulle spalle e scendeva in pista. Non voleva che nessuno lo aiutasse, aveva un rispetto incredibile per tutti noi che avevamo un’ammirazione totale per lui. Modesto come pochi ha consentito al mondo paralimpico di essere conosciuto in tutto il mondo».
Emanuele Bersini, paralimpico ipovedente reduce dalla vittoria nella gara di Verolanuova, ha conosciuto molto bene Zanardi: «Non posso che parlarne bene - riferisce emozionato -. È stato un esempio per tutti noi, soprattutto un perfezionista. Prima delle gare curava i minimi particolari, persino i numeri sul mezzo meccanico per avere la maggiore aerodinamica. Ho partecipato a 2 edizioni dei Mondiali insieme a lui: Alex vinse con grande superiorità. Sono orgoglioso di avere percorso un tratto della mia vita al suo fianco. La sua scomparsa lascia un vuoto incolmabile tra tutti noi».
Il trionfo in Valcamonica
Ezio Maffi nel 2018 ha organizzato a Darfo Boario Terme il tricolore professionisti e gli assoluti di paraciclismo: «Un’esperienza più unica che rara. Dopo la vittoria di Elia Viviani, il giorno dopo abbiamo allestito il campionato italiano paralimpico e tra i vincitori ricordo con affetto Alex Zanardi. Un super atleta, soprattutto una persona straordinaria con la quale ho trascorso alcune ore discutendo di tutto e di più. Un ragazzo che ha esportato il nostro Paese in tutto il mondo con grande entusiasmo: un ricordo straordinario».